“Green Onions” – Booker T. & the M.G.’s

“Se pubblicheremo questo pezzo, come lo chiameresti ?
‘Green Onions’ – Perchè ‘Green Onions’ ?
Perchè è la cosa più disgustosa che riesco ad immaginare”

La sera successiva alla registrazione di un nuovo pezzo strumentale, Jim Stewart , co-fondatore della Stax Records, impressionato dal sound del brano, chiese ai componenti del gruppo il titolo da attribuire nel caso in cui l’avessero pubblicato.
Booker T. rispose insoddisfatto con la cosa più sgradevole che poteva immaginare: “Green Onions“.

Fu un brano immediatamente distintivo e diverso rispetto a quelli dell’epoca, un 12-bar blues trascinato dall’inconfondibile sound dell’organo Hammond dell’allora diciassettenne Booker T. sostenuto dalla sezione ritmica composta da Lewie Steinberg al basso, successivamente rimpiazzato da Donald “Duck” Dunn nel 1965, e Al Jackson Jr. alla batteria, ed infine arricchito dalla Fender Telecaster del chitarrista Steve Cropper.

Green Onions” venne pubblicato inizialmente come singolo nel Settembre del 1962, insieme a “Behave Yourself” sul lato B, raggiungendo la 3^ posizione della Billboard Hot 100. Il mese successivo uscì sull’omonimo album di debutto come traccia d’apertura.

Il brano conquistò le classifiche del Regno Unito soltanto nel 1979, dopo essere stato incluso nella colonna sonora del film “Quadrophenia“.

 

 

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“Coccinella” – Ghigo e gli Arrabbiati

“Gente sorprendente gli italiani… Hanno avuto talenti musicali pazzeschi, con nulla da invidiare alle grandi rock star anglo-americane… Eppure hanno il brutto vizio di ostacolare e boicottare chi è un po’ troppo fuori dal loro rigido schemi commerciale” (Steve Muvjele – 1959)

Ghigo e gli Arrabbiati

Questo articolo è un omaggio al grande Arrigo Riccardo Agosti, più semplicemente detto Ghigo Agosti, l’italiano con il Rock and Roll pulsante nelle vene, che con la voce indiavolata seppe insegnare agli italiani (e non) cosa volesse dire fremere al ritmo travolgente della musica del demonio…

Ghigo nasce a Milano il 10 Luglio del 1936 e dal momento in cui i suoi genitori gli regalano il suo primo strumento (una fisarmonica) non smette più di fare musica continuando tutt’oggi a suonare, comporre ed esibirsi con la stessa grinta dei giorni d’oro. Viene considerato da tutti il capostipite italiano e forse europeo del rock’n roll. Non stiamo parlando di misere fotocopie dei talenti americani, ma di un uomo che ha saputo sviluppare uno stile cantautorale tutto suo arricchendo il panorama musicale dell’epoca.

 

Come ogni rocker che si rispetti anche Ghigo parte ascoltando i vecchi dischi blues e swing (datigli dal cugino, ex direttore della Decca Italiana) e nel 1954 fonda il complesso “Ghigo e gli Arrabbiati” con il quale inizia a bazzicare i primi locali jazz/swing milanesi. “Gli Arrabbiati” non avranno mai una composizione stabile, spesso Ghigo si esibisce e improvvisa lunghe jam session dal vivo con musicisti conosciuti la sera stessa; tra i componenti più stabili comunque troviamo i chitarristi Giorgio Gaberscik e Riccardo Sanna che diventeranno famosi con gli pseudonimi di Giorgio Gaber e Ricky Gianco.
Nel 1956 passa allo studio del pianoforte e scrive numerose canzoni come “la Gufa“, “Bocciato agli Esami di Riparazione“, “Jenny Jenny Jenny” e l’intramontabile “Coccinella“; da questo momento prende forma il suo stile canoro inimitabile detto da “urlatore” più spinto ed energico della voce di Jerry Lee Lewis o Little Richards: artisti come Celentano, Tony Dallara, Mina e Brunetta ne verranno molto influenzati.

Un anno dopo riesce a portare il suo complesso al “Santa Tecla” (detto il Tempio di Milano), locale frequentato da quelli che diventeranno i grandi artisti della musica italiana come Adriano Celentano, Enzo Jannacci, e il complesso “i Giganti” (con questi ultimi si insatureerà un’ottima amicizia). Durante queste esibizioni Ghigo da il meglio di se, sfogando tutta l’energia da pazzo scatenato che lo contraddistingueva, strappandosi le camicie sul palco, scendendo fra il pubblico, dimenandosi come un contorsionista per scatenare la folla.

Il suo cavallo di battaglia è senza dubbio “Coccinella“, una canzone che ha avuto una storia molto particolare… E’ stata scritta nel 1956, viene registrata un anno dopo ma solo nel 1959 viene pubblicata. Si racconta che i tecnici presenti in sala registrazione, finito il lavoro furono talmente sorpresi dell’inicisione da uscirne scioccati.

Il produttore Gianbattista Ansoldi per paura della censura della RAI, dovuta ad uno stile così aggressivo del brano decide di pubblicarla due anni dopo, comprendendo che i tempi in Italia non erano ancora maturi.

Appena uscito il singolo “Coccinella/Stazione del Rock” fece il botto, vendendo un mucchio di copie per Juboxe. Il successo fu così enorme da concedere a Ghigo un’apparizione in TV nel mitico programma “il musichiere” verso la fine del ’59; in totale vennero vendute un milione di copie in tutta Italia. Il Brano sul lato B è considerato il primo rock’n roll europeo inciso.

Verso la fine del 1960 cominciano i problemi. La RAI scopre che “Coccinella” è dedicata al bizzarro personaggio parigino “Madame Coccinelle“, primo travestito della storia dello spettacolo a cambiare sesso dopo un’operazione chirurgica. Seguono pesanti censure con la conseguente eliminazione di tutti i suoi brani dalle trasmissioni radio e tv, compresi i nuovi singoli “Banana Frutto di Moda” e “Bella ragazzina di Verona“, considerati canzoni con testi troppo equivoci.

 

Ma Ghigo non si da certo per vinto… Anzi agguerrito come non mai fonda il “Partito Estremista dell’Urlo” in difesa di tutti quei cantautori rock italiani sottovalutati rispetto ad artisti più commerciabili e melodici. I suoi dischi continueranno ad essere i più gettonati al jubox e continuerà a partecipare a tutti i festival esistenti facendo sempre ottime figure (ovviamente non verrà mai accettato al festival di San Remo). Addirittura nel 1961 si esibirà con i Ribelli al “Festival del Rock’n Roll” di roma trionfando con una memorabile performance interrotta dai vigili urbani.

 

Continueremo a parlare di questo pazzesco personaggio nei prossimi articoli.

“Oh, Pretty Woman” – Roy Orbison

Mentre Roy e Bill Dees, co-autore di molte canzoni, stavano lavorando ad una nuova canzone, Claudette, la moglie di Roy, li interruppe per avvisare il marito che sarebbe uscita. Roy le chiese se aveva bisogno di soldi, al che Dees s’intromise esclamando: “Una donna carina non ha mai bisogno di soldi”.

Da questo fatto scaturì la più grande hit di Roy Orbison, “Oh, Pretty Woman“.
Il testo racconta di un uomo che vede una bella donna passargli accanto e si chiede se anche lei, per quanto carina, si sente sola come lui. Alla fine della canzone l’affascinante donna si volta e si unisce all’uomo.

Pubblicata nell’Agosto del 1964, “Oh, Pretty Woman” raggiunse il primo posto della Billboard Hot 100, mantenendolo per tre settimane consecutive. Anche nelle classifiche inglesi, il brano raggiunse il terzo posto.

Di seguito è possibile ascoltare la canzone suonata in uno dei migliori concerti di Roy Orbison, “A Black & White Night Live“, insieme ad altri grandi artisti come Bruce Springsteen, Tom Waits, James Burton e Elvis Costello.

“Be-Bop-A-Lu-La” – Gene Vincent

“Be bop a lu la, non significa un cazzo… Come dire ambarabà ci ci cò cò… Ma non riesco ad evitare di canticchiarlo nella mia mente… L’energia sprigionata da quel suono è impressionante: lo definirei il MANTRA del rock’n roll.” (Steve Muvjele)

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Tutto inizia nel luglio del 1955 a Norfolk (Virginia) dove da una tragedia sfiorata, nascerà una delle più grandi star del rock’n roll americano.
Eugene Vincent Craddock (vero nome di Gene Vincent) all’età di 20 anni, tornato in patria dalla guerra in Corea per un congedo temporaneo dalla marina militare, viene investito da un auto in sella alla sua motocicletta Triumph. Ricoverato in ospedale rischia l’amputazione della gamba e passa una lunga convalescenza consapevole di non poter più tornare in marina.

Gene Vincent

Gene Vincent, 1955

Proprio in questo momento inizierà la sua carriera musicale: scrive varie canzoni tra cui “Be-Bop-A-Lu-La” e “Race with the devil“. Dopo varie piccole apparizioni nei locali della zona, nel febbraio del 1956 Gene esegue i suoi brani in diretta alla stazione radiofonica WCMS di Norfolk. Il brano viene ascoltato dal produttore discografico Bill Lowery, che fa ottenere a Vincent un contratto con la Columbia Records, la quale da tempo cercava un degno avversario capace di soffiar via il titolo di The King a Elvis Presley della Sun Records. La Capitol invitò Gene Vincent per registrare Be-Bop-A-Lu-La presso gli studi di Owen Bradley a Nashville (Tennessee) il 4 maggio 1956.

studi di Owen Bradley

studi di Owen Bradley, dove venne registrata Be-Bop-A-Lula.

Il Brano venne pubblicato in giugno come lato b di “Woman Love” cover di una canzone country di Jimmy Johnson. L’espressione “Be-Bop-A-Lula” trova le sue radici nel jazz, dove molto spesso venivano utilizzate frasi simili come “Be-Baba-Leba” o “Hey! Ba-Ba-Re-Bop”, probabile storpiatura del “Arriba! Arriba!latinoamericano.

Be-Bop-A-Lula

Dopo la pubblicazione Gene forma i Gene Vincent & His Blue Caps arruolando alcuni musicisti della zona, per eseguire i brani dal vivo.

Gene Vincent & His Blue Caps

Cliff Gallup

Cliff Gallup

FORMAZIONE:

  • Cliff Gallup – chitarra solista
  • Willie Williams – chitarra ritmica
  • Dickie Harrell – Batteria
  • Jack Neal – acoustic bass

In particolare Cliff Gallup  è doveroso ricordarlo come uno dei più grandi chitarristi rockabilly di sempre, ma ahimè poco conosciuto al pubblico perchè ha sempre ricoperto il ruolo di turnista.

Il sound della canzone è uno dei più innovativi dell’epoca grazie all’uso (mai fatto prima) del delay alla voce di Gene e dal suono della chitarra Gretsch di Ciff creato da un amplificatore Fender Tweed con l’aggiunta del riverbero che divenne il suono rockabilly per eccellenza (tanto da influenzare nientepopodimeno che Jeff Beck).

Gene Vincent & His Blue CapsCLASSIFICHE:

  • – Nell’aprile 1957 la Capitol annunciò di aver venduto oltre due milioni di copie del singolo. Be Bop a Lula raggiunse la settima posizione della Billboard Hot 100, ottenendo ottimi riscontri anche nelle altre classifiche.
  • E’ classificato alla posizione #103 della lista stilata da Rolling Stone delle “500 migliori canzoni di tutti i tempi”.

Nel tempo Gene riarrangiò e reinterpretò il brano in diverse versioni cercando di tenerlo sempre al passo coi tempi. Qui di seguito sono proposte tre tra le sue più belle versioni, quella del 1956, del 1964 e del 1969.

TESTO & TRADUZIONE

Well Be Bop A Lula she’s my baby
Be Bop A Lula I don’t mean maybe
Be Bop A Lula she’s my baby
Be Bop A Lula I don’t mean maybe
Be Bop A Lula she’s my baby doll,
my baby doll, my baby doll.Well, she’s the gal in the red blue jeans
She’s the queen of all the teens
She’s the woman that I know
She’s the woman that loves me so.
Be Bop A Lula she’s my baby
Be Bop A Lula I don’t mean maybe
Be Bop A Lula she’s my baby doll,
my baby doll, my baby doll.She’s the woman that’s got that beat
She’s the woman with the flyin’ feet
She’s the woman walks around the store
She’s the woman that more, more, more,
Be Bop A Lula she’s my baby
Be Bop A Lula I don’t mean maybe
Be Bop A Lula she’s my baby doll,
my baby doll, my baby doll. (Let’s rock again)
Be Be Bop A Lula lei è la mia baby
Be Bop A Lula non voglio dire forse
Be Bop A Lula lei è la mia baby
Be Bop A Lula non voglio dire forse
Be Bop A Lula che è la mia bambola,
la mia bambola, la mia bambola.Beh, lei è la ragazza in jeans rosso blu
Lei è la regina di tutti i ragazzi
È la donna che conosco
È la donna che mi ama così.
Be Bop A Lula lei è la mia baby
Be Bop A Lula non voglio dire forse
Be Bop A Lula che è la mia baby,
la mia bambola, la mia bambola.È la donna che ha quel battere
Lei è la donna con i piedi ballerini
Lei è la donna che passa intorno al negozio
È la donna che più, più, più,
Be Bop A Lula lei è la mia baby
Be Bop A Lula non voglio dire forse
Be Bop A Lula che è la mia bambola,
la mia bambola, la mia bambola.

Little LuluIl testo, a quanto afferma l’autore è ispirato ad un personaggio dei fumetti di nome Little Lulu.

“The House of the Rising Sun” – The Animals

“C’è una casa a New Orleans
la chiamano il sole nascente”

La “Casa del sole nascente”, secondo la leggenda, era una casa di tolleranza di New Orleans, Louisiana, presieduta da una maitresse di origini francesi chiamata Marianne Le Soleil Levant, situata nel quartiere a luci rosse della città, “Storyville“, dal nome del consigliere municipale Alderman Story.
Data la vastità di questo distretto era considerato come una specie di città nella città, e le case chiuse che lo costituivano furono anche la culla di un nuovo stile musicale che avrebbe avuto una lunga storia negli anni a seguire: il jazz.

Da questa storia nacque “The House of the Rising Sun”, una delle più famose canzoni folk statunitensi, di cui non si è a conoscenza chi sia stato il compositore e, nel corso del tempo, ne sono state riadattate numerose versioni.

L’arrangiamento fatto dagli inglesi The Animals, nel 1964, è generalmente considerato il più famoso. Gli Animals incominciarono a lavorare sull’arrangiamento della canzone durante un tour insieme a Chuck Berry, usandolo come chiusura dei loro concerti.

La loro versione di “The House of the Rising Sun” venne registrata il 18 Maggio 1964 ed in seguito pubblicata su singolo, insieme a “Talkin’ ‘bout You” (di Ray Charles), il 19 Giugno.

La canzone inizia con il famoso arpeggio in LA minore del chitarrista Hilton Valentine, seguito dalla profonda e cupa voce di Eric Burdon ed infine completata dal pulsante suono dell’organo (un Vox Continental) di Alan Price. In seguito Burdon dichiarò: “Stavamo cercando una canzone che attirasse l’attenzione della gente”.

La canzone  conquistò  il numero uno in classifica sia negli Stati Uniti, sia nel Regno Unito, divenendo uno dei maggiori classici della “British Invasion

Please Please Me

La leggenda narra che il produttore George Martin, al termine della sessione di registrazione nel Novembre del 1962, di “Please Please Me”, parlando attraverso il talkback della regia audio, disse ai Beatles nello studio 2 di Abbey Road: “Complimenti, ragazzi, quello che avete appena terminato è il vostro primo Numero Uno!”.

Il singolo, pubblicato nel Gennaio del 1963, con “Ask Me Why” su lato B fu infatti la prima canzone dei Beatles a raggiungere la prima posizione nelle classifiche di vendita del Regno Unito, come lo stesso Martin aveva previsto.

Un mese dopo l’uscita del singolo, i quattro di Liverpool, si misero subito al lavoro per la produzione del loro primo album, intitolato come l’omonima canzone che li portò al successo: “Please Please Me”. Sorprendentemente, l’album venne registrato in sole quindici ore di lavoro l’11 febbraio 1963.

Pubblicato il 22 Marzo dello stesso anno, l’album raggiunse la vetta delle classifiche del Regno Unito, per 30 settimane consecutive, spodestato soltanto dal loro album successivo, “With the Beatles”.

L’album rappresenta una innovazione nel panorama della musica britannica di quel periodo. All’epoca i 33 giri avevano in genere 12 canzoni, 6 per parte. I Beatles, per la delizia dei loro fans di tutto il mondo, pubblicarono un disco con ben 14 canzoni, sette per parte. Il disco contiene sia canzoni già pubblicate su 45 giri che canzoni pubblicate qui per la prima volta, e questa fu una novità per i tempi, quando i 33 giri non erano altro che raccolte di canzoni già pubblicate su 45 giri. Inoltre i gruppi inglesi si limitavano in genere a eseguire cover di canzoni d’oltreoceano, perciò Please Please Me, con gli otto pezzi originali firmati dal duo Lennon McCartney, aprì la strada al futuro, prolifico rock inglese.

Non tutte le canzoni hanno come autori il duo McCartney-Lennon, ma sono delle cover, tra parentesi sono specificati gli autori originali delle canzoni.

LATO A
No. TitOLO VOCI SOLISTE DURATA
1. “I Saw Her Standing There”   McCartney 2:54
2. “Misery”   Lennon and McCartney 1:49
3. “Anna (Go to Him)” (Arthur Alexander) Lennon 2:57
4. “Chains” (Gerry Goffin, Carole King) George Harrison 2:26
5. “Boys” (Luther Dixon, Wes Farrell) Ringo Starr 2:27
6. “Ask Me Why”   Lennon 2:26
7. “Please Please Me”   Lennon and McCartney 2:03
LATO B
No. TitOLO VOCI SOLISTE DURATA
1. “Love Me Do”   McCartney and Lennon 2:23
2. “P.S. I Love You”   McCartney 2:04
3. “Baby It’s You” (Mack David, Barney Williams, Burt Bacharach) Lennon 2:40
4. “Do You Want to Know a Secret”   Harrison 1:59
5. “A Taste of Honey” (Bobby Scott, Ric Marlow) McCartney 2:03
6. “There’s a Place”   Lennon and McCartney 1:51
7. “Twist and Shout” (Phil Medley, Bert Russell) Lennon 2:37
DOWNLOAD! Di seguito è possibile trovare il link per l’album: QUI