The Who – My Generation

The Who

“My Generation: un grido di battaglia lanciato da quattro adolescenti degli anni sessanta e da allora mai più zittitio. Rinvigorito da generazioni e generazioni di giovani quell’urlo passa ancora di bucca in bocca fra tutti i ragazzi che sfidano gli adulti e il loro mondo fatto di ipocrisie, paranoie e pregiudizi. My generation è come il falò il giorno della befana per liberarsi dell’anno vecchio… E in quel falò, purtroppo, dovrei finirci anche io,  ormai troppo vecchio per lottare contro gli adulti.” (Steve Muvjele – 18/04/2012)

Siamo nel 1965…

Un anno pazzesco dal punto di vista del rock’n roll… E’ in questo momento che la musica dei favolosi sixties inizia a prendere diverse forme, colori e sfumature; nasce l’idea di una rivoluzione sonora ancora più immensa di quella degli anni ’50. Si gettano le basi e si sviluppano svariati sottogeneri come il blues rock, il garage, la musica psichedelica e, volendo esagerare, anche una forma embrionale di punk rock. E’ l’anno in cui escono dischi da far rizzare i capelli tra qui Rubber Soul dei Beatles, Highway 61 Revisited di Bob Dylan, e la mitica Satisfaction dei Rolling Stones. In questo clima esce My Generation, l’album di debutto di una delle più pazze e divertenti rock’n roll band del Regno Unito.

Gli Who

Gli Who sono una band Londinese del 1964 composta da Roger Daltrey (voce), Pete Townshend (chitarra), John Entwistle (basso) e Keith Moon (batteria). Townshend è il compositore della maggior parte delle canzoni, insieme a Entwistle. La composizione della band rimane invariata fino al 1978, anno della morte di Moon; nel 2002 a causa di un infarto cardiaco muore anche Entwistle. Il gruppo è considerato uno dei più influenti nella storia del rock, ed è descritto come una delle band più innovative e potenti della musica contemporanea: hanno introdotto il concetto di opera rock, ed sono considerati i precursore di sottogeneri come il punk e il British Pop.

Il singolo

https://www.youtube.com/watch?v=f7Stkr_kiYY

La canzone è una delle più famose e popolari hit della band, è stata pubblicata come singolo il 5 novembre del 1965 e fu una vera rivoluzione in ambito musicale e sociale. Raggiunse in poco tempo il secondo posto nella classifica inglesi e si piazzò bene anche nelle classiche americane. Il singolo uscì sotto la Decca in Inghilterra, mentre negli Stati Uniti venne distribuito da un’ etichetta affiliata, la Brunswick. Come lato B del 7′ pollici troviamo la canzone Out in the Street nella versione inglese e  Shout e Shimmy in quella americana. (Qui di seguito le etichette dei dischi fronte e retro nelle due versioni e due copertine, una nell’edizione svedese, l’altra una ristampa americana.) Questa versione registrata il 13 ottobre ’65 ripropone in maniera pressoché fedele tutta l’energia e l’adrenalina della band durante le esibizioni dal vivo. Townshend apre la canzone con due accordi in puro stile punk rock; il bassista John Entwistle entra in modo aggressivo e con volumi sparati; Roger Daltrey urla e balbetta per tutta la canzone, mentre i cori d’ispirazione r&b di Townshend ed Entwistle, e i cambi di chiave verso l’alto, creano un pathos intenso e crescente che culmina come la maggior parte dei finali live degli Who: con la distruzione della strumentazione e con il fastidioso feedback della chitarra di Townshend. (Segue il video clip della canzone montato con diversi spezzoni delle esibizioni degli Who e fatto girare nei programmi musicali televisivi).

La voce di Roger Daltrey rispecchia appieno lo spirito e lo stile della canzone: veloce e aggressiva ma la vera innovazione strumentale della canzone è l’assolo di basso, uno dei primi nella storia della musica rock, registrato con un Fender Jazz Bass, distinto per la difficoltà nell’esecuzione al quale si sono ispirati molti bassisti dei decenni successivi.

Il balbettare di Roger e’ un altra invenzione geniale che conferisce al pezzo una stravaganza e strafottenza pura: c’è chi l’ha inteso come il voler simboleggiare l’incertezza della sua generazione, chi invece pensa stesse imitando un ragazzo strafatto di anfetamine, fatto sta che probabilmente l’idea nacque in sala incisione per caso, dovuta al fatto che Roger non riuscisse a sentirsi bene in cuffia.

Testo e traduzione

People try to put us d-down (Talkin’ ’bout my generation) Just because we get around (Talkin’ ’bout my generation) Things they do look awful c-c-cold (Talkin’ ’bout my generation) I hope I die before I get old (Talkin’ ’bout my generation)This is my generation This is my generation, babyWhy don’t you all f-fade away (Talkin’ ’bout my generation) And don’t try to dig what we all s-s-say (Talkin’ ’bout my generation) I’m not trying to cause a big s-s-sensation (Talkin’ ’bout my generation) I’m just talkin’ ’bout my g-g-g-generation (Talkin’ ’bout my generation)This is my generation This is my generation, babyWhy don’t you all f-fade away (Talkin’ ’bout my generation) And don’t try to d-dig what we all s-s-say (Talkin’ ’bout my generation) I’m not trying to cause a b-big s-s-sensation (Talkin’ ’bout my generation) I’m just talkin’ ’bout my g-g-generation (Talkin’ ’bout my generation) This is my generation This is my generation, baby People try to put us d-down (Talkin’ ’bout my generation) Just because we g-g-get around (Talkin’ ’bout my generation) Things they do look awful c-c-cold (Talkin’ ’bout my generation) Yeah, I hope I die before I get old (Talkin’ ’bout my generation) This is my generation This is my generation, baby La gente cerca di umiliarci (Parlando della mia generazione) Solo perchè andiamo in giro (Parlando della mia generazione) Le cose sembrano fredde (Parlando della mia generazione) Spero di morire prima di diventare vecchio (Parlando della mia generazione)Questa è la mia generazione Questa è la mia generazuione, babyPerchè non sbiadite tutti (Parlando della mia generazione) E smettete ti infangare quello che diciamo tutti noi (Parlando della mia generazione) Non sto cercando di causare una grande sensazione (Parlando della mia generazione) Sto solo parlando della mia generazione (Parlando della mia generazione)Questa è la mia generazione Questa è la mia generazione, baby Perchè non sbaidite tutti (Parlando della mia generazione) E smettete ti infangare quello che diciamo tutti noi (Parlando della mia generazione) Non sto cercando di causare una grande sensazione (Parlando della mia generazione) Sto solo parlando della mia generazione (Parlando della mia generazione) Questa è la mia generazione Questa è la mia generazione, baby La gente cerca di umiliarci (Parlando della mia generazione) Solo perchè andiamo in giro (Parlando della mia generazione) Le cose sembrano fredde (Parlando della mia generazione) Sì, spero di morire prima di diventare vecchio (Parlando della mia generazione) Questa è la mia generazione Questa è la mia generazione, baby

Si dice che Townshend trasse l’ispirazione per il testo da un buffo episodio capitatogli con nientepopodimeno che la regina Elisabetta, la quale avrebbe fatto spostare dal carro attrezzi la macchina di Pete parcheggiata nel quartiere di Belgravia durante un suo abituale giro in città.

«My Generation parlava di come trovare un posto nella società», ha spiegato Townshend a Rolling Stone nel 1987. «Ero davvero perso. La band era giovane. Credevamo che avremmo avuto una carriera molto breve».

Per quanto riguarda i risvolti sociali, divenne l’inno del movimento dei cosiddetti Mods e, più in generale, di tutti i giovani inglesi arrabbiati perché convinti che gli adulti non potessero capire un cazzo per il solo fatto di essere adulti.

I Mods

Mods, abbreviazione di Modernism, furono un movimento subculturale giovanile che nacque a Londra alla fine degli anni ’50 che si sviluppò soprattutto negli anni ’60 nel sud dell’Inghilterra. Ciò che li caratterizza fin da subito è una spiccata predisposizione verso tutto ciò che è nuovo ed insolito, la cura maniacale del proprio look e la musica.

Dal punto di vista della musica, il termine era stato coniato inizialmente per definire i fans del “modern jazz”, ma poi si divise in due rami principali: il primo riguarda la musica nera statunitense degli anni ‘60, il secondo, invece, fa riferimento al fenomeno della cosiddetta British Invasion sempre degli anni ’60, della quale hanno fatto parte gruppi come The KinksThe Byrds e soprattutto The Who. I tratti che li contraddistinguevano erano una gran voglia di ribellione scaturita dalle difficili condizioni in cui erano cresciuti , oltre a una passione per l’estetismo. Per la prima volta i ragazzi sentirono di avere il diritto e l’abilità di cambiare le cose. (di seguito una video intervista ad un mod italiano degli anni ottanta appartenente al movimento revival)

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