Paint It, Black – Rolling Stones

“Ogni volta che mi facevo di acido e ascoltavo questa canzone alla fine riuscivo a comprendere la reale natura del mondo: un continuo ciclo di nascita e morte… e la morte era tutta pitturata di nero, e io le sparavo in faccia il disco degli Stones.”

Ragazzi, qui non si scherza più un cazzo. Questo è un blog sul rock’n roll e per comprendere questo brano non basta parlare di musica… Dovete elimina ogni sbarramento mentale, e sapere che Paint it Black equivale ad un incontro ravvicinato del terzo tipo con la divinià del Rock in persona. Il suo ritmo assennato sarebbe in grado di resuscitare i morti di un cimitero per rispedirli immediatamente nelle loro tombe a calci nel culo, e proprio di morte si parla e del nero che attanaglia.

Se v’è mai stato un momento nel quale i Rolling Stones abbiano venduto l’anima la diavolo, è questo; e probabilmente la contropartita di quell’anima è stato proprio il corpo di Brian, immolatosi in quella piscina affinchè potessimo godere nei secoli dei secoli di questa meraviglia sonora.

La canzone fu realizzata dai Rolling Stones il 13 maggio 1966 e il singolo uscì in due differenti versioni, quella inglese che ha come lato b il brano “Long Long While” e quella americana con “Stupid Girl“; è in oltre presente nell’album “Aftermath” pubblicato dalla Decca lo stesso anno.

Nelle immagini seguenti si possono vedere le due copertina del singolo nella versione inglese e per gli States con  il relativo logo della London (la corrispettiva decca per i prodotti riervati al pubblico americano).

Vengono riconosciuti come autori dei brani Mick Jagger e Keith Richards anche se tutta la band contribuì alla composizione del brano. La canzone nacque in sala incisione , quando Bill Wyman (storico bassista) improvvisò all’organo uno scherzoso motivetto, parodia delle musiche da matrimoni ebraici: quello sarebbe diventata la base della canzone, Charlie Watts si intromise con una prepotene batteria picchiata, Keith ne ideò il riff e Brian Jones aggiunse l’arpeggio di Sitar, ispirato da George Harrison nell’abum Rubber Soul;in un intervista Keith ha affermato: <<Eravamo alle Fiji per tre giorni. Là costruiscono sitar e cose del genere e così li abbiamo provati in studio. Il sitar era perfetto per ottenere il suono giusto per Paint It Black>>.

Mick Jagger si occupò del testo, che scrisse interamente di suo pugno; il tema centrale è la morte, che crea dolore, che ci fa chiudere in noi tessi e che ci fa odiare tutto e tutti: probabilmente è una dedica a Tara Browne, cara amica di Brian morta in un incidente d’auto. Non mancano riferimenti ad altri autori o poeti, come nel verso “I have to turn my head until my darkness goes” preso dal romanzo “Ulisse” di James Joyce o “I wanna see the sun blotted out from the sky” ispirato dalla poesia “Funeral Blues” di Wystan Auden.

TESTO & TRADUZIONE

I see a red door and I want it painted black
No colors anymore I want them to turn blackI see the girls walk by dressed in their summer clothes
I have to turn my head until my darkness goesI see a line of cars and they’re all painted blackWith flowers and my love, both never to come back
I see people turn their heads and quickly look away

Like a newborn baby it just happens ev’ryday
No more will my green sea go turn a deeper blue

I could not forsee this thing happening to you
If I look hard enough into the setting sun
My love will laugh with me before the morning comes

I look inside myself and see my heart is black
I see my red door and it has been painted black

Maybe then I’ll fade away and not have to face the facts
It’s not easy facing up when your whole world is black

I see a red door and I want it painted black
No colors anymore I want them to turn black

I see the girls walk by dressed in their summer clothes
I have to turn my head until my darkness goes

I wanna see it painted black, painted black
Black as night, black as coal
I wanna see the sun, blotted out from the sky
I wanna see it painted, painted, painted, painted black

Vedo una porta rossa e la voglio dipingere di nero
Basta colori, voglio che sia tutto neroVedo le ragazze passare con i loro vestiti estivi
Devo voltarmi finche l’oscurità se ne vaVedo una fila di macchine e sono tutte nere
I fiori ed il mio amore non torneranno piùVedo la gente che si volta e poi guarda subito da un’altra parte
Come un bambino appena nato,
è una cosa che succede ogni giorno

Guardo dento di me e vedo che il mio cuore è nero
Vedo la mia porta rossa che è stata dipinta di nero

Forse scomparirò e non dovrò affrontare la realtà
Non è facile affrontarla quando tutto il tuo mondo è nero

Mai più il mio mare verde diventerà di un blu intenso
Non sono riuscito a prevedere che questa cosa sarebbe successa a te

Se guardi bene nel sole che tramonta
Il mio amore riderà con me prima che arrivi il mattino

Vedo una porta rossa e la voglio dipingere di nero
Basta colori, voglio che sia tutto nero

Vedo le ragazze passare con i loro vestiti estivi
Devo voltarmi finche l’oscurità se ne va

Voglio vedere tutto dipinto di nero
Nero come la notte, nero come il carbone
Voglio vedere il sole spazzato via dal cielo
Voglio vedere tutto nero nero nero

Il singolo e l’album escono in uno dei momenti più creativi e spettacolari della storia del rock’n roll dei sixties. La tirannia delle classifiche e dei singoli incisi sui 7′ pollici andava scemando per lasciar spazio ai 33 giri dando importanza all’intero album e non alle poche hit che giravano in radio; e i rolling stone con Paint it Black e Aftermath riescono a dare la giusta risposta a Rubber Soul dei Beatles.

Inoltre la fama del gruppo andava via via affermandosi grazie anche alle numerose leggende a base di alcol, droga e sesso a cui i media davano adito, come la burrascosa relazione fra Jagger e la giovane, aristocratica Marianne Faithfull, passata da simbolo della delicatezza e della spensieratezza, all’emanazione del male e dell’inferno dopo essere stata trovata coinvolta in una retata durante un festino a base di droghe, insieme con Mick Jagger e Keith Richards (le leggende,sempre smentite, raccontano che i polizziotti trovarono Jagger impegnato in una bizzarra pratica sessuale con la Faithfull ed una barretta di cioccolato Mars.)

CLASSIFICHE:

Il singolo raggiunse la prima posizione sia nelle classifiche Stati Uniti d’America che Regno Unito nel 1966. Nel 2004, la canzone ha guadagnato la posizione numero 174 nella lista delle Lista delle 500 migliori canzoni secondo Rolling Stone della rivista Rolling Stone.

CURIOSITA’:

  • Dopo essere stata usata nei titoli di coda del film Full Metal Jacket, viene spesso associata alla guerra in Vietnam.
  • La virgola presente nel titolo dei primi dischi stampati è stata imposta dalla casa discografica, e secondo alcuni dava un tono razzista al titolo che diventava da “dipingilo di nero”, a “dipingilo, nero”.
  • Caterina Caselli reinterpretò il brano in italiano intitolando “Tutto Nero“.

“Coccinella” – Ghigo e gli Arrabbiati

“Gente sorprendente gli italiani… Hanno avuto talenti musicali pazzeschi, con nulla da invidiare alle grandi rock star anglo-americane… Eppure hanno il brutto vizio di ostacolare e boicottare chi è un po’ troppo fuori dal loro rigido schemi commerciale” (Steve Muvjele – 1959)

Ghigo e gli Arrabbiati

Questo articolo è un omaggio al grande Arrigo Riccardo Agosti, più semplicemente detto Ghigo Agosti, l’italiano con il Rock and Roll pulsante nelle vene, che con la voce indiavolata seppe insegnare agli italiani (e non) cosa volesse dire fremere al ritmo travolgente della musica del demonio…

Ghigo nasce a Milano il 10 Luglio del 1936 e dal momento in cui i suoi genitori gli regalano il suo primo strumento (una fisarmonica) non smette più di fare musica continuando tutt’oggi a suonare, comporre ed esibirsi con la stessa grinta dei giorni d’oro. Viene considerato da tutti il capostipite italiano e forse europeo del rock’n roll. Non stiamo parlando di misere fotocopie dei talenti americani, ma di un uomo che ha saputo sviluppare uno stile cantautorale tutto suo arricchendo il panorama musicale dell’epoca.

 

Come ogni rocker che si rispetti anche Ghigo parte ascoltando i vecchi dischi blues e swing (datigli dal cugino, ex direttore della Decca Italiana) e nel 1954 fonda il complesso “Ghigo e gli Arrabbiati” con il quale inizia a bazzicare i primi locali jazz/swing milanesi. “Gli Arrabbiati” non avranno mai una composizione stabile, spesso Ghigo si esibisce e improvvisa lunghe jam session dal vivo con musicisti conosciuti la sera stessa; tra i componenti più stabili comunque troviamo i chitarristi Giorgio Gaberscik e Riccardo Sanna che diventeranno famosi con gli pseudonimi di Giorgio Gaber e Ricky Gianco.
Nel 1956 passa allo studio del pianoforte e scrive numerose canzoni come “la Gufa“, “Bocciato agli Esami di Riparazione“, “Jenny Jenny Jenny” e l’intramontabile “Coccinella“; da questo momento prende forma il suo stile canoro inimitabile detto da “urlatore” più spinto ed energico della voce di Jerry Lee Lewis o Little Richards: artisti come Celentano, Tony Dallara, Mina e Brunetta ne verranno molto influenzati.

Un anno dopo riesce a portare il suo complesso al “Santa Tecla” (detto il Tempio di Milano), locale frequentato da quelli che diventeranno i grandi artisti della musica italiana come Adriano Celentano, Enzo Jannacci, e il complesso “i Giganti” (con questi ultimi si insatureerà un’ottima amicizia). Durante queste esibizioni Ghigo da il meglio di se, sfogando tutta l’energia da pazzo scatenato che lo contraddistingueva, strappandosi le camicie sul palco, scendendo fra il pubblico, dimenandosi come un contorsionista per scatenare la folla.

Il suo cavallo di battaglia è senza dubbio “Coccinella“, una canzone che ha avuto una storia molto particolare… E’ stata scritta nel 1956, viene registrata un anno dopo ma solo nel 1959 viene pubblicata. Si racconta che i tecnici presenti in sala registrazione, finito il lavoro furono talmente sorpresi dell’inicisione da uscirne scioccati.

Il produttore Gianbattista Ansoldi per paura della censura della RAI, dovuta ad uno stile così aggressivo del brano decide di pubblicarla due anni dopo, comprendendo che i tempi in Italia non erano ancora maturi.

Appena uscito il singolo “Coccinella/Stazione del Rock” fece il botto, vendendo un mucchio di copie per Juboxe. Il successo fu così enorme da concedere a Ghigo un’apparizione in TV nel mitico programma “il musichiere” verso la fine del ’59; in totale vennero vendute un milione di copie in tutta Italia. Il Brano sul lato B è considerato il primo rock’n roll europeo inciso.

Verso la fine del 1960 cominciano i problemi. La RAI scopre che “Coccinella” è dedicata al bizzarro personaggio parigino “Madame Coccinelle“, primo travestito della storia dello spettacolo a cambiare sesso dopo un’operazione chirurgica. Seguono pesanti censure con la conseguente eliminazione di tutti i suoi brani dalle trasmissioni radio e tv, compresi i nuovi singoli “Banana Frutto di Moda” e “Bella ragazzina di Verona“, considerati canzoni con testi troppo equivoci.

 

Ma Ghigo non si da certo per vinto… Anzi agguerrito come non mai fonda il “Partito Estremista dell’Urlo” in difesa di tutti quei cantautori rock italiani sottovalutati rispetto ad artisti più commerciabili e melodici. I suoi dischi continueranno ad essere i più gettonati al jubox e continuerà a partecipare a tutti i festival esistenti facendo sempre ottime figure (ovviamente non verrà mai accettato al festival di San Remo). Addirittura nel 1961 si esibirà con i Ribelli al “Festival del Rock’n Roll” di roma trionfando con una memorabile performance interrotta dai vigili urbani.

 

Continueremo a parlare di questo pazzesco personaggio nei prossimi articoli.

“Oh, Pretty Woman” – Roy Orbison

Mentre Roy e Bill Dees, co-autore di molte canzoni, stavano lavorando ad una nuova canzone, Claudette, la moglie di Roy, li interruppe per avvisare il marito che sarebbe uscita. Roy le chiese se aveva bisogno di soldi, al che Dees s’intromise esclamando: “Una donna carina non ha mai bisogno di soldi”.

Da questo fatto scaturì la più grande hit di Roy Orbison, “Oh, Pretty Woman“.
Il testo racconta di un uomo che vede una bella donna passargli accanto e si chiede se anche lei, per quanto carina, si sente sola come lui. Alla fine della canzone l’affascinante donna si volta e si unisce all’uomo.

Pubblicata nell’Agosto del 1964, “Oh, Pretty Woman” raggiunse il primo posto della Billboard Hot 100, mantenendolo per tre settimane consecutive. Anche nelle classifiche inglesi, il brano raggiunse il terzo posto.

Di seguito è possibile ascoltare la canzone suonata in uno dei migliori concerti di Roy Orbison, “A Black & White Night Live“, insieme ad altri grandi artisti come Bruce Springsteen, Tom Waits, James Burton e Elvis Costello.

“The House of the Rising Sun” – The Animals

“C’è una casa a New Orleans
la chiamano il sole nascente”

La “Casa del sole nascente”, secondo la leggenda, era una casa di tolleranza di New Orleans, Louisiana, presieduta da una maitresse di origini francesi chiamata Marianne Le Soleil Levant, situata nel quartiere a luci rosse della città, “Storyville“, dal nome del consigliere municipale Alderman Story.
Data la vastità di questo distretto era considerato come una specie di città nella città, e le case chiuse che lo costituivano furono anche la culla di un nuovo stile musicale che avrebbe avuto una lunga storia negli anni a seguire: il jazz.

Da questa storia nacque “The House of the Rising Sun”, una delle più famose canzoni folk statunitensi, di cui non si è a conoscenza chi sia stato il compositore e, nel corso del tempo, ne sono state riadattate numerose versioni.

L’arrangiamento fatto dagli inglesi The Animals, nel 1964, è generalmente considerato il più famoso. Gli Animals incominciarono a lavorare sull’arrangiamento della canzone durante un tour insieme a Chuck Berry, usandolo come chiusura dei loro concerti.

La loro versione di “The House of the Rising Sun” venne registrata il 18 Maggio 1964 ed in seguito pubblicata su singolo, insieme a “Talkin’ ‘bout You” (di Ray Charles), il 19 Giugno.

La canzone inizia con il famoso arpeggio in LA minore del chitarrista Hilton Valentine, seguito dalla profonda e cupa voce di Eric Burdon ed infine completata dal pulsante suono dell’organo (un Vox Continental) di Alan Price. In seguito Burdon dichiarò: “Stavamo cercando una canzone che attirasse l’attenzione della gente”.

La canzone  conquistò  il numero uno in classifica sia negli Stati Uniti, sia nel Regno Unito, divenendo uno dei maggiori classici della “British Invasion

Please Please Me

La leggenda narra che il produttore George Martin, al termine della sessione di registrazione nel Novembre del 1962, di “Please Please Me”, parlando attraverso il talkback della regia audio, disse ai Beatles nello studio 2 di Abbey Road: “Complimenti, ragazzi, quello che avete appena terminato è il vostro primo Numero Uno!”.

Il singolo, pubblicato nel Gennaio del 1963, con “Ask Me Why” su lato B fu infatti la prima canzone dei Beatles a raggiungere la prima posizione nelle classifiche di vendita del Regno Unito, come lo stesso Martin aveva previsto.

Un mese dopo l’uscita del singolo, i quattro di Liverpool, si misero subito al lavoro per la produzione del loro primo album, intitolato come l’omonima canzone che li portò al successo: “Please Please Me”. Sorprendentemente, l’album venne registrato in sole quindici ore di lavoro l’11 febbraio 1963.

Pubblicato il 22 Marzo dello stesso anno, l’album raggiunse la vetta delle classifiche del Regno Unito, per 30 settimane consecutive, spodestato soltanto dal loro album successivo, “With the Beatles”.

L’album rappresenta una innovazione nel panorama della musica britannica di quel periodo. All’epoca i 33 giri avevano in genere 12 canzoni, 6 per parte. I Beatles, per la delizia dei loro fans di tutto il mondo, pubblicarono un disco con ben 14 canzoni, sette per parte. Il disco contiene sia canzoni già pubblicate su 45 giri che canzoni pubblicate qui per la prima volta, e questa fu una novità per i tempi, quando i 33 giri non erano altro che raccolte di canzoni già pubblicate su 45 giri. Inoltre i gruppi inglesi si limitavano in genere a eseguire cover di canzoni d’oltreoceano, perciò Please Please Me, con gli otto pezzi originali firmati dal duo Lennon McCartney, aprì la strada al futuro, prolifico rock inglese.

Non tutte le canzoni hanno come autori il duo McCartney-Lennon, ma sono delle cover, tra parentesi sono specificati gli autori originali delle canzoni.

LATO A
No. TitOLO VOCI SOLISTE DURATA
1. “I Saw Her Standing There”   McCartney 2:54
2. “Misery”   Lennon and McCartney 1:49
3. “Anna (Go to Him)” (Arthur Alexander) Lennon 2:57
4. “Chains” (Gerry Goffin, Carole King) George Harrison 2:26
5. “Boys” (Luther Dixon, Wes Farrell) Ringo Starr 2:27
6. “Ask Me Why”   Lennon 2:26
7. “Please Please Me”   Lennon and McCartney 2:03
LATO B
No. TitOLO VOCI SOLISTE DURATA
1. “Love Me Do”   McCartney and Lennon 2:23
2. “P.S. I Love You”   McCartney 2:04
3. “Baby It’s You” (Mack David, Barney Williams, Burt Bacharach) Lennon 2:40
4. “Do You Want to Know a Secret”   Harrison 1:59
5. “A Taste of Honey” (Bobby Scott, Ric Marlow) McCartney 2:03
6. “There’s a Place”   Lennon and McCartney 1:51
7. “Twist and Shout” (Phil Medley, Bert Russell) Lennon 2:37
DOWNLOAD! Di seguito è possibile trovare il link per l’album: QUI

Great Balls of Fire! – Vampate di fuoco (Film)

“Se devo andare all’inferno, ci andrò suonando il mio pianoforte.”

Great Balls of Fire!

Una delle pochissime pellicole, ad oggi prodotta, incentrata sulla vita di Jerry Lee Lewis, detto il The Killer. Il film è diretto dal regista Jim McBride ed è stato prodotto nel 1989 dalla Orion Pictures; i personaggi principali sono Jerry Lewis (Dennis Quaid) e Myra Gale Brow (Winona Ryder). Le scene sono state girate nell’Arkansas e nel Tennessee, a Memphis.

Partendo dall’infanzia vissuta fra i bassifondi della Louisiana, immerso nella black music degli anni ’40, il film racconta la rapidissima ascesa e l’altrettanto rapida caduta di uno dei più grandi miti del rock’n roll: un cavallo imbizzarrito, un pianista furioso, il primo a riuscire a cantare, ballare, far casino e suonare quello strumento contemporaneamente.

Jerry Lee Lewis

Il vero Jerry Lee Lewis in una sua performance live.

Jerry pubblica il suo primo disco “Whole Lotta Shakin’ Goin’ On” nel 1957 e da quel momento gli si spiana la strada che lo porterà verso il successo mondiale; con il secondo singolo “Great Balls of Fire” scala le classifiche aggiudicandosi il primo posto in Inghilterra e il secondo in America, e per poco non riesce a soffiare via il titolo di The King a Elvis Presley.

Gli anni dal ’57 al ’59 sono l’apice della sua carriera, rovinata dallo scandalo generatosi dal suo terzo matrimonio segreto con una cugina tredicenne, scoperto dalla stampa inglese.

Jerry e Myra

Jerry e la sua cugina di terzo grado Myra Gale Brow (scena tratta dal film)

Jerry Lewis (Dennis Quaid)

Dennis Quaid

La notizia fu un così grande scandalo in Inghilterra tanto da comportare la drastica uscita dalla scena musicale.

Il film è colmo di aneddoti e scene imbarazzanti ella vita del compositore; ottime le realistiche interpretazioni di Dennis Quaid durante i concerti, che riesce ad imitare quasi perfettamente le pazze esibizioni dell’indiavolato musicista.

Ecco il trailer del film:

DOWNLOAD! Per poter scaricare il torrent dell’intero film in italiano andate: QUI

“Wouldn’t It Be Nice” – The Beach Boys

‎”Non sarebbe bello se fossimo più vecchi?
non dovremmo aspettare così a lungo
e non sarebbe bello vivere insieme?
nel tipo di mondo a cui apparteniamo”

Prodotta e composta da Brian Wilson, con il testo di Tony Asher, “Wouldn’t It Be Nice” è la traccia d’apertura del più grande album dei Beach Boys, Pet Sounds, pubblicato il 16 Maggio 1966.


Successivamente, il 18 Luglio venne pubblicato anche su singolo, insieme a “God Only Knows” sul lato B. Rimase per ben 11 settimane nelle classifiche statunitensi, raggiungendo l’8° posto nel Settembre del 1966. In Australia e nel Regno Unito raggiunse la seconda posizione.

In un’intervista del 1996, Brian Wilson, dichiara: “Esprime la frustrazione dei giovani, quello che non puoi avere, che desideri veramente ma che devi aspettare per averlo”.
“Wouldn’t It Be Nice” è una canzone senza tempo, dove il significato del testo continua a coinvolgere i giovani di ogni generazione e la melodia a distanza di mezzo secolo rimane tutt’ora insuperabile.